Giovedì sera a ballare, come ormai è regola, fai finta che non esista nulla se non quello che stai bevendo, rigorosamente alcolico e colorato.
Il sorriso è direttamente proporzionale al colore dell’ennesimo cocktail che ingurgito da quando ho , ummm, quattordici anni, forse.
E balli, mi è sempre piaciuto ballare, da quando andavo al diennea, o dalla prima volta che sono andata al corallo di nascosto, avevo tredici anni.
Mi piacciono i locali e le luci che non ti danno la possibilità di distinguere i visi. Le cose strane che possono accadere, il mescolarsi di vite che per quella sera paiono non avere problemi ma diventano sensuali , ammiccanti e disponibili. Quelle luci che nascondono verità, che ti mostrano quello che vuoi vedere. Alcool e colore un mix devastante di cui ti pentirai la mattina dopo, giurando che non lo farai mai più. O quantomeno non allo stesso modo. Infatti sarà peggio. Non riuscirai a stare lontano da quella caduta a lungo, una caduta in una visione fissa del colore. E quando ti sveglierai accanto a qualcuno a caso, allora si, lo capisci che qualcosa è cambiato, che la caduta è finita con un rumore sordo. Chissà come si chiama, ma ti prego vattene. Che non sei minimamente paragonabile a quel che ho perso, o forse sono io che non sono più all’altezza di quello che non ho più. Se vuoi farti un caffè fallo, ma vattene velocemente. Al risveglio il caleidoscopico inganno viene spazzato via da una vista fin troppo lucida, e ti rendi conto che hai bisogno di una doccia fredda e di essere immerso nel bianco, non grigio, ma bianco puro.
Camminare tra la gente adrenalinica e trovarsi una mano femminile piantata dove non dovrebbe, bastava un cenno per essere intrappolati in una stretta morbosa fatta di saliva e movenze frenetiche e ingorde.. Fare finta di nulla e poi pentirsene. Tanto che importanza ha?! Forse ci avrei guadagnato. E mi rifugio nel tuo abbraccio, come sempre, perchè pagherei oro per vedermi con i tuoi occhi; mi rifugio perchè se tu esisti allora qualcosa di buono ci deve essere, non si limita a questa superficialità soffocante, qualcuno che sia come te, che riesci ad essere perfetto anche con una persona dannatamente sbagliata e fuori di testa come me. Ci provo ad osservare, a dare possibilità a un mondo che non mi appartiene, un mondo con un sorriso affascinante, che prepara i suoi inganni poco prima di guardarti negli occhi. Un mondo vestito perfettamente, camicia stirata, pantalone alla moda, scarpe perfettamente in coordinato, un look pronto a mentirti, che finge di essere lasciato al caso quando invece è studiato nei minimi particolari. Anche il profumo fa il suo gioco sleale, si insinua fino al cervello, già raggiunto dall’alcool, ed allora è l’inizio della fine.
E, per l’ennesima volta, mi rifugio nel tuo abbraccio, ma non farmelo notare, io non devo aver bisogno di nessuno; e lo so che me l’avevi detto ma son stata abbindolata dai colori, dalla finzione, da quella patina perfetta che nasconde quello che il mondo che conosco e amo preferisce mostrare con orgoglio, e combattere, in certi casi.
Perchè il mondo che conosco ha delle priorità di un certo livello.
E ti guardi intorno e i visi non vengono memorizzati, ragazze bellissime in vestiti strettissimi, quelle gambe lunghe su tacco dodici di cui non ricorderò i lineamenti;
ragazza mia, fai qualcosa per attrarre anche me, dimmelo che quando la bellezza ti abbandonerà tu saprai stregarmi ancora.

Ti prego.

Uomini che iniziano un rituale per conquistarne una a caso, cercano di fare passare il messaggio dell’uomo ideale, della vita, di quello che ti amerà sempre. Un sempre che finirà domani mattina quando sarai cacciata dal loro letto. Ammesso che questo ti possa importare, in fin dei conti sai di essere bellissima e di poter avere chi vuoi, quindi che motivo c’è di fermarsi al primo coglione? Da un lato ti stimo miss leggerezza. Invidio il tuo essere superficiale, il fregartene di tutto.
Vabè, prendiamo il cappotto che non mi va più di stare qui.
Fuori nemmeno piove, per una volta che ci starebbe così bene.
Rilassa, e porta il silenzio, ammutolisce la gente troppo intenta a scappare veloce.
La testa pesante portata a destinazione da gambe barcollanti.
E finalmente stanotte dormirò bene, perchè mi son distratta, perchè quando bevo non sogno.
E invece mi sveglio, con il pensiero di una telefonata femminile che parla di persone da rimuovere.
Mi sveglio con il pensiero di sapere cos’hai deciso, e che nel sogno eri a casa mia che, però, non ci assomigliava nemmeno lontanamente.
E fino a un anno fa non era un sogno.
Ma alla fine non importa perchè la mia, di decisione, viene prima di tutto.